17/11/2020 > 09/02/2021 martedì > martedì
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VIDEO-LEZIONE Modernamente antichi e anticamente moderni: la grande architettura del Cinquecento – con Prof. M. Maule

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Puoi acquistare ora le videoregistrazioni del corso completo: dopo il pagamento riceverai via email i link alle lezioni e potrai guardarle comodamente, dove e quando vuoi.

 

Tra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento Roma diventa meta di pellegrinaggi di studio: il grande cantiere a cielo aperto della Rinascita. Schiere di artisti percorrono la città antica, interrogandone le rovine, testimonianze di formidabile impatto, anche emotivo, della grandezza della civiltà greco-romana.

L’architettura del Cinquecento nasce proprio da questa formidabile tensione verso l’antico. Alla base vi è un paradosso strutturale: riconquistare la vita (ri-nascere) dopo una lunghissima morte, insomma essere Moderni assumendo la forma degli Antichi; per dirla con l’Aretino: simultaneamente “essere modernamente antichi e anticamente moderni”.

Il grande processo di maturazione dell’architettura rinascimentale, iniziato a Firenze con Brunelleschi e Alberti, compie dunque la sua svolta decisiva a Roma con Bramante, Raffaello e Michelangelo, per poi completarsi altrove: a Mantova con Giulio Romano, nel Veneto con Sansovino, Sanmicheli e Palladio, e persino in Francia e in Germania con le scuole di Fontainebleau e con gli architetti manieristi fiamminghi e tedeschi.

 

Il corso si articola in OTTO lezioni.

IL PROGRAMMA:

Lezione 1: Bramante e Raffaello nella Roma di Giulio II e Leone X: la figura dell’architetto “universale”.

La Roma dei primi vent’anni del ‘500, durante i pontificati di Giulio II e Leone X, vuole fortemente tornare ad essere il centro di un potere universale: si assiste così alla Renovatio Urbis, ispirata al modello della Roma Imperiale. I due artisti chiamati a svolgere il grande compito sono entrambi di Urbino: Donato Bramante e Raffaello. Con loro l’Antico si traduce concretamente nel Moderno con un linguaggio classicista “vivo”. Allo stesso tempo cambia radicalmente la concezione dell’architetto, che ora si occupa anche di urbanistica, di apparati teatrali ed effimeri, di pittura, persino di letteratura. È un “artista universale” e affabile conversatore secondo il modello del Cortegiano del Castiglione.

 

Lezione 2: Baldassarre Peruzzi, Antonio da Sangallo e Michelangelo a Roma: dalla Farnesina al grande cantiere di San Pietro.

Il linguaggio classicista, articolato in dilatate spazialità e plastica scansione delle pareti di Bramante e Raffaello, diventa il modello per gli edifici che per mezzo secolo abbelliranno la nuova Urbe: a farsi interpreti di un nascente manierismo nell’architettura saranno il Peruzzi, che inaugura nella Farnesina una nuova tipologia di villa-palazzo ad ali aperte con loggia, Antonio da Sangallo e Michelangelo, che stabiliranno in Palazzo Farnese l’archetipo del palazzo romano a blocco chiuso, e Vignola, che fissa nel Gesù la nuova planimetria di chiesa controriformista. Michelangelo tuttavia segue un percorso individuale e carico di tensioni, che lo porterà a concepire novità inaudite nella Piazza del Campidoglio e nella Cupola di San Pietro.

 

Lezione 3: Giulio Romano a Mantova e Girolamo Genga alla Villa Imperiale: il mito dell’Opera D’Arte Totale.

Il sacco di Roma del 1527 provoca una diaspora nel Nord Italia che avrà conseguenze importanti nell’affermazione dei nuovi centri del Manierismo: a Mantova Giulio Romano – degno erede di Raffaello come “artista universale” – inaugura in Palazzo Te la nuova stagione dell’Opera d’Arte Totale (una Gesamtkunstwerk wagneriana anticipata di tre secoli) e dirige una foltissima squadra di decoratori, pittori, stuccatori, creando le premesse di una totale rivoluzione nel gusto decorativo. Questo approccio guiderà anche il suo collega Gerolamo Genga nell’ideazione a Pesaro di una villa autenticamente “imperiale”, secondo il modello delle ville di Plinio e Cicerone tramandato dagli scritti degli Antichi.

 

Lezione 4: Jacopo Sansovino: la Renovatio Urbis a Venezia al tempo del Doge Andrea Gritti.

Dopo l’abile uscita diplomatica dalla sconfitta nella Guerra di Cambrai, anche Venezia negli anni ’20 e ‘30 ha bisogno di una nuova immagine al passo coi tempi. Negli stessi anni in cui Giulio Romano lavora a Mantova, la Renovatio secondo il linguaggio “modernamente antico” è affidata dal doge Andrea Gritti all’artista toscano (ma cresciuto nella Roma di Bramante e Raffaello) Jacopo Sansovino. Il nuovo corso si inaugura con la radicale ristrutturazione classicista della “Platea Marciana” (Piazza San Marco) e prosegue con le nuove tipologie di palazzi nel Canal Grande e con la grandiosa aula “all’antica” della Scuola Grande della Misericordia.

 

Lezione 5: Verona e l’architettura come “archeologia”: Giovanni Maria Falconetto e Michele Sanmicheli.

Già prima di Palladio a Vicenza, la Verona degli anni ‘20 e ‘30 testimonia l’altissimo livello di consapevolezza del classicismo veneto anche in Terraferma. Falconetto, già dalla fine del Quattrocento, e più ancora il Sanmicheli dopo il suo tirocinio nelle terre del Papato, inaugureranno in città la stagione dei grandi architetti “archeologi”, che non guardano solo alle rovine dell’antica Roma ma anche a quelle, facilmente disponibili, della Verona romana. Le facciate del Sanmicheli in particolare, saranno, insieme con quelle di Giulio Romano e del Palladio, le più grandiose espressioni di sempre del linguaggio plastico e vigoroso del bugnato rustico “alla romana”.

 

Lezione 6: Il mito della Nuova Roma e la civiltà delle ville venete: Palladio a Vicenza e a Venezia.

La Vicenza del Cinquecento potrebbe sembrare una piccola ma ricca città di provincia nel territorio della Serenissima, come tante altre, se non fosse per una particolarità: ha un numero di famiglie aristocratiche decisamente superiore alla norma, molte delle quali insofferenti del giogo politico veneziano. L’unica arma di riscatto per la nobiltà locale è affidata all’architettura e l’uomo giusto al momento giusto c’è: è Andrea Palladio, geniale architetto “archeologo”, in grado di rivoluzionare più di chiunque altro, attraverso gli strumenti forniti dagli Antichi, i tempi dei Moderni. E così a Vicenza nascono, negli stessi anni, tre edifici “anticamente moderni” come nessun altro: la Basilica, la Villa Rotonda e il Teatro Olimpico. In seguito Palladio, architetto ufficiale di Venezia dopo la morte di Sansovino, risolverà in modo geniale in S. Giorgio e nel Redentore il problema della facciata a tempio classico per la chiesa cristiana, affrontato, ma mai efficacemente risolto, fin dai tempi di Bramante a Roma.

 

Lezione 7: Vitruvio e la grande trattatistica del Cinquecento: da Fra Giocondo a Sebastiano Serlio, da Vignola a Palladio.

Se Palladio è diventato l’architetto italiano più influente nel mondo, tanto da essere imitato ovunque (soprattutto in Inghilterra e Stati Uniti), è perché aveva capito che la stampa era lo strumento di divulgazione necessario per la definitiva affermazione del classicismo nell’Età Moderna. Il suo trattato I Quattro Libri dell’Architettura è il punto di arrivo, per rigore scientifico e compiutezza, di un lungo percorso. Pare impossibile, ma prima del Cinquecento nessuno aveva pensato di corredare il testo di un trattato di architettura con le figure! Con Fra Giocondo, Sebastiano Serlio, Vignola, Scamozzi e soprattutto Palladio, il testo difficile del grande Vitruvio e la monumentalità dell’Antica Roma diventano finalmente gli strumenti per un manuale accessibile a innumerevoli generazioni di architetti.

 

Lezione 8: Dalla Reggia di Fontainebleau alle fantastiche architetture di Wendel Dietterlin: l’architettura manierista in Francia, Fiandre e Germania.

L’Italia del Cinquecento è terreno di conquista delle nuove grandi potenze europee, dalla Francia di Francesco I all’Impero di Carlo V. Dopo le loro grandi campagne, i sovrani stranieri richiamano oltralpe importanti artisti italiani. Anche l’architettura classicista diventa una formula facilmente esportabile, generando alcune importanti – e purtroppo poco conosciute in Italia – scuole e tradizioni locali, soprattutto in direzione di un più marcato ed esasperato manierismo: così in Francia si sviluppa nella reggia di Fontainebleau una scuola (anzi due) caratterizzata da estenuata raffinatezza, mentre architetti e artisti fiamminghi, come Vredeman de Vries, o tedeschi, come Wendel Dietterlin, creano repertori di modelli di grande successo che coniugano in formule originalissime la classicità italiana con il gusto dell’ornamentazione (al tempo stesso tardo-gotico e pre-barocco) tipicamente nordico.