Per Elena Introzzi

Pur nel profondo dolore che ci accomuna cercherò di dare voce ai sentimenti, alle parole che in questo giorni abbiamo condiviso con gli amici e con i colleghi di ANISA, della quale Elena, da più di quarant’anni era una delle anime più impegnate.

Affettuosa, premurosa, gentile ma anche tenace, coraggiosa, audace nello sperimentare forme nuove di coinvolgimento e di comunicazione dell’educazione all’arte, ci ha insegnato come fare della cultura un’esperienza viva, che ci cambia, che cambia l’esistente, in meglio.

Ho avuto la fortuna di conoscere Elena nel 1984 in Associazione. Ero appena entrata nel mondo della scuola, Elena è stata una delle persone che più mi sono state vicine, mi ha accolto, incoraggiato, trasmesso quell’entusiasmo per la nostra disciplina che ci ha portato a vivere avventure umane e culturali bellissime: dalla Ricerca sulla didattica dell’arte contemporanea al CEDE, Centro Europeo dell’Educazione, ai Seminari sul contemporaneo in Triennale, alle Summer schools al Castello di Rivoli, ai Laboratori di riflessione e pratica creativa con DOCVA, Fabbrica del Vapore.

Ricordo che a volte io ero timorosa, dubbiosa ma Elena sapeva sempre trascinare con ottimismo, determinazione e anche con quella sua ironia, mai cattiva, che alleggeriva le situazioni più complesse, consapevole che quello che facevamo in ANISA era la cosa giusta: suscitare interesse, riflessione, azione a favore di quella parte dell’arte ancora troppo trascurata, soprattutto nel nostro Paese, l’arte del presente.

L’arte contemporanea è stata sempre una delle sue passioni più forti e non certo per vezzo intellettualistico. Considerava l’arte del presente una delle chiavi di interpretazioni più significative della nostra realtà, una delle forze che possono mobilitare il pensiero e l’azione verso il cambiamento, attraverso le emozioni e i vissuti. Tutto questo non era mai disgiunto da una ricerca collettiva; lavorando con lei, abbiamo imparato nel nostro lavoro educativo, il rigore, la tenacia, la capacità di ascoltare, il desiderio di sperimentare contenuti e modalità di lavoro nuovi con estro e bellezza.

Credo che si possa dire che verso Elena abbiamo un grande debito di gratitudine che possiamo ripagare solo cercando di essere come lei, pensando che lei è con noi, in una forma diversa.

Laura Colombo